EUTANASIA: RELIGIONI A CONFRONTO
Categoria: Bioetica e Religioni
Qual'è il giudizio etico che le grandi religioni esprimono sull'eutanasia?
EBRAISMO: Per cogliere il giudizio dell'ebraismo nei confronti dell'eutanasia, devo ricordare un principio fondamentale per la fede ebraica: la vita è sacra, perché dono di Dio, appartiene a lui, per cui ogni secondo della sua esistenza ha un valore definitivo, e quindi va vissuto. Da ciò ne deriva che l'eutanasia è sempre severamente condannata dalla legge ebraica.
Tuttavia, così come l'ebraismo proibisce di accelerare la morte di un individuo, allo stesso modo proibisce di ritardarla con mezzi artificiali.
Nell'ebraismo appare lecito rimuovere ciò che impedisce la morte, mentre è illecito mettere in atto ciò che direttamente la affretta. Detto questo, c'è da dire che su alcuni casi concreti le autorità rabbiniche formulano giudizi differenti tra loro. Anche questo ci fa capire quanto il problema sia complesso e ricco di sfaccettature.
ISLAM: Per l'Islam la santità della vita umana è un valore basilare, decretato da Dio attraverso la parola rivelata ai suoi messaggeri. Nel Corano troviamo scritto: Chiunque uccida una persona è come se avesse ucciso tutta l'umanità, e chiunque salvi una persona , è come se avesse salvato tutta l'umanità. Per l'Islam noi non siamo padroni del nostro corpo poiché non l'abbiamo creato. Abbiamo il dovere di curarlo, nutrirlo, senza però violare il diritto che su di esso ha il Creatore. La vita umana in sé è un valore da rispettare senza condizioni.
INDUISMO: Non è facile fare una sintesi del pensiero induista. Mancando infatti una struttura gerarchica, è difficile individuare una posizione unitaria in una religione che è espressione di tante tradizioni diverse. Dal punto di vista dottrinale possiamo dire che l'eutanasia costituisce un'interruzione di ciò che gli indù definiscono Karma, che deve essere compiuto sino alla fine, pur se ciò comporti dolore. Tuttavia proprio per la stessa legge del Karma l'uomo è artefice del proprio destino, grazie ad esso l'uomo è responsabile delle proprie azioni e delle relative conseguenze. Questo significa che l'uomo è libero nell'affrontare scelte che riguardano la propria sfera individuale. Benché l'induismo abbia un forte rispetto per la vita e sia in genere contrario all'eutanasia, lascia comunque libertà di scelta.
BUDDISMO: Come già affermato per l'induismo, anche nel buddismo manca un magistero centrale, esistono diverse scuole e correnti dottrinali: non è facile anche in questo caso individuare un giudizio univoco. Per evitare confusioni riportiamo alcuni pensieri espressi dal Dalai Lama, l'autorità suprema del buddismo tibetano.
In un articolo del 1996 il Dalai Lama afferma che “ogni via è preziosa e nessuna più della vita umana”. E riferito all'eutanasia dice : “Penso sia meglio evitarla”. Nel 2009, durante una sua visita a Roma, intervistato sull'argomento ribadisce: “Dovremmo evitarla, ma in casi particolari si potrebbero fare delle eccezioni” E continua: “Se veramente non c'è alcuna possibilità di guarigione, mantenere quello status è molto costoso e le famiglie soffrono, allora si potrebbe agire. In generale se una persona non cammina più, ma il suo corpo e il suo cervello sono ancora presenti, allora è meglio tenere una persona in vita, ma si possono fare eccezioni”.
Nel buddismo dunque, pur se con un profondo rispetto per la vita, vi è una possibilità di apertura verso l'eutanasia.
CRISTIANESIMO: Concludiamo con il giudizio della chiesa cattolica, che come noto è sempre stato di ferma condanna. Per sottolineare quanto appena detto, citiamo un passo del catechismo della Chiesa cattolica, in cui si parla di eutanasia
“Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile. Così un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere”.
Non sembra che queste parole possano lasciare dubbi. Secondo la morale cristiana è inaccettabile perché si scontra con il 5° comandamento “non uccidere”. Solo Dio è arbitro del nostro destino, ed Egli solo come ci ha dato la vita può togliercela. Noi siamo gli amministratori, non i proprietari della vita che Dio ci ha affidato.