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NOVEMBRE 2007

 

 

LA STORIA DELLA VIA CRUCIS

 

Da “La Via Crucis di Gerusalemme” ed. Centro Studi Leopardiani

 

(continuazione dal numero precedente)

            Nello stesso secolo XIII, anche S. Bonaventura, che visse dal 1217 al 1274, compose un Officium de Passione Domini, probabilmente per Luigi IX, re di Francia, il futuro santo.

            Anch’egli, come S. Francesco, sottolineava che le sofferenze non sono fine a se stesse, ma preludono alla Resurrezione: Domine, eduxisti ab inferno animam meam: salvasti me a descendentibus in lacum (Sal 94,4)

            Anche S. Bonaventura con queste meditazioni anticipa la pratica della Via Crucis.

 

Officio della Santa Croce

 

            Alle Confraternite laicali lo Statuto imponeva la recita comunitaria della liturgia delle ore.

            Il Breviario Romano prevedeva un Officio della Santa Croce che, ad ognuna delle ore canoniche, contemplava un episodio della passione:

            I confratelli a mattutino pregavano mestamente ricordando il momento della cattura di Gesù nel Getsemani (…)

            Nell’antifona, che è anche un’adorazione della Croce, è presente il momento della Resurrezione, che non può essere disgiunto dalla Passione, che altrimenti sarebbe sterile:

            O Crux benedica, quae sola fuisti digna portare talentum mundi: dulce lugnum, dulces clavos, dulcia ferens pondera: super omnia ligna cedrorum tu sola excelsior, in qua mundi salus pependit, in qua Christus triunphavit, et mors mortem superavit in aeternum (…).

            Nel pomeriggio o nella serata del Giovedì Santo le Confraternite si recavano processionalmente a visitare i sepolcri nelle varie chiese; i confratelli indossavano cappa e cappuccio, le consorelle cappa e velo in testa.

            Ogni associazione portava lo stendardo, il crocifisso processionale, il crocifisso con il pellicano, la croce dei misteri, oppure una croce senza crocifisso con un nastro nero disposto sulla traversa e lasciato pendere in maniera asimmetrica da ambo i lati.

            Se la processione si svolgeva la sera, si aggiungevano fanali e torce. Tutti procedevano con ordine, cantando laude passionistiche; a volte vi partecipava anche il parroco in cotta e stola; gli uomini spesso eseguivano la disciplina.

            A Villatalla veniva portata in processione una statua della Madonna vestita a lutto.

            A Molini di Prelà un confratello a piedi nudi e con il viso coperto da cappuccio, che simboleggiava Gesù, percorreva le vie del paese recando sulle spalle la croce, seguita da un altro, ugualmente incappucciato e scalzo, il Cireneo. Un terzo, nello stesso atteggiamento, portava la croce dei misteri.

            La processione effettuava quattro tappe, in occasione delle quali il confratello – Gesù cadeva sotto il peso della croce e i confratelli giudei mimavano maltrattamenti al caduto.

            Questo corteo, data la presenza di accenni di azioni sceniche, è praticamente una sacra rappresentazione itinerante; e contiene già la commemorazione delle cadute che, in numero di tre, saranno presenti nella Via Crucis.

 

 

Le schiovazioni

 

            Erano chiamate schiovazioni le cerimonie durante le quali i componenti di una confraternita schiodavano dalla croce un crocifìsso, appositamente costruito con articolazioni snodate, e lo deponevano nella bara, in commemorazione della deposizione dalla croce e della sepoltura di Gesù Cristo.

            Le schiovazioni vennero successivamente denominate con terminologia più moderna calata dalla croce.

             A partire dal 1616 se ne svolgeva una a Multedo di Pegli in provincia di Genova nella chiesa della Santissima Annunziata, sull'altare trasformato in palcoscenico; veniva usato un crocifisso ligneo dalle braccia snodate; la schiovazione era intervallata da canti liturgici.

            Questa paraliturgia era diffusa anche nel vicariato di Porto Maurizio.

            A Prelà si effettuava sull’altar maggiore: il confratello che rappresentava Giuseppe d'Arimatea si arrampicava sulla croce e schiodava il corpo del Cristo, che poi gli altri confratelli deponevano su un cataletto, affinchè fosse adorato dai fedeli.

            Una schiovazione si svolgeva inoltre a Tavole, a Valloria, a Case Carli, a Vasia.

            Nella nostra città nel Settecento si effettuava sia a Oneglia che a Porto Maurizio (all'epoca due cittadine autonome), dove sopravvive tuttora con il nome di calata dalla croce,

            Alle schiovazioni seguivano le processioni col Cristo morto.

Durante queste funzioni, oltre al Crocifisso deposto su un cataletto nero, venivano esposti alla venerazione dei fedeli i misteri, oggetti solitamente in legno» che riproducevano gli strumenti usati durante lo svolgimento della Passione: chiodi, martello, funi, lancia, flagelli, la corona di spine, una colonna, il catino in cui Filato si lavò le mani, la borsa dei trenta denari, il gallo, il cartiglio con la scritta Jesus Nazarenus rex Judeorum, il sudario della Veronica, i dadi con i quali i soldati sorteggiarono la tunica di Gesù, la scala usata per la crocifissione, la sindone, gli unguenti utilizzati per la sepoltura.

            Questi stessi misteri pare venissero esposti anche durante la lettura del Passio, per drammatizzare la flagellazione alla colonna, la condanna, la crocifissione, la morte, la deposizione e la sepoltura di Gesù: una simbolica Via Crucis allo stadio embrionale!

            Erano chiamate misteri anche grandi tele o tavole dipinte con scene della Passione, munite di aste lignee con funzione di impugnatura, che, soprattutto nei secoli XVI e XVII, venivano portate in processione.

            Dato che queste funzioni si svolgevano di sera, alcune confraternite disponevano di croci realizzate in vetro, sulle cui facce erano dipinti i misteri, illuminati da candele infìsse all'interno.

            Processioni con il Cristo morto, o Mortori, si effettuavano a Nicosia in provincia di Enna, a Carini in provincia di Palermo, a Sciacca in provincia di Agrigento, a Molfetta in provincia di Bari, a Bagnoregio in provincia di Viterbo.

            In alcune località si realizzano tuttora: a Chieti, a Cantiano in provincia di Pesaro Urbino, a Bugio in provincia di Agrigento, a Barile in provincia di Potenza.

            Nella riviera di ponente era molto solenne quella di Laigueglia in provincia di Savona, curata fin dal 1635 dalla confraternita di Santa Maria Maddalena.

            A Savona ancor oggi vengono portate per la città le casse chiamate Misteri, che altro non sono se non anticipazioni delle stazioni della Via Crucis: Cristo nell’orto, Cristo legato al palo, Cristo flagellato, Cristo coronato di spine, Ecce homo, Cristo che cade sotto il peso della croce, Cristo spirante, Cristo spirato, deposizione della croce, Cristo in grembo a Maria, Cristo deposto nel sepolcro.  (continua al numero successivo

 

 

 
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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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