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MAGGIO 2012

     

Pellegrinaggi e santuari

              Pietra del Santo Sepolcro

SEPOLCRO

 

            Parlando, come si è cercato di fare con gli articoli apparsi in questa rubrica, delle “radici cristiane” dell’Europa, non si può non accennare ad un fenomeno che ha caratterizzato e ancora caratterizza il mondo cristiano: i pellegrinaggi.

            L’idea del pellegrinaggio è indubbiamente strettamente connessa con il fenomeno religioso: lo era già nell’antichità, come sappiamo, ad esempio, da quanto accadeva nel mondo greco-romano, nel quale il fenomeno del recarsi nei luoghi di culto consacrati a questa o quella divinità, era un’abitudine frequente e documentata. Per il cristiano, poi, la vita stessa è un pellegrinaggio, una via da percorrere imitando Cristo per arrivare a raggiungere la vita eterna.

            L’Europa, fin dal lV secolo, fu solcata da numerosi pellegrini, che – lungo vie che divennero con il passare del tempo percorsi precisi – si recavano nei vari loca sancta (luoghi santi) per fare penitenza e/o per ottenere una grazia, solitamente la guarigione da una malattia. Il pellegrinaggio era così contemporaneamente l’espressione della devozione personale e un modo attraverso il quale uomini, provenienti da regioni spesso molto lontane fra loro, si riconoscevano nella professione di una medesima fede, quella cristiana, creando legami e contribuendo alla diffusione di culti, di espressioni artistiche e di motivi iconografici. Il pellegrinaggio era considerato anzitutto come una imitazione del cammino di Gesù, quasi un rivivere con Lui la Sua passione affrontando le difficoltà e i pericoli del viaggio: era quindi logico che la meta preferita (ma non la sola, basti pensare ai tanti pellegrini che si recavano a Roma) fosse la Terra santa, laddove era possibile visitare i luoghi dove Gesù è vissuto e ha compiuto la sua azione redentrice. Quando poi, quei luoghi divennero più difficilmente raggiungibili a causa dell’espansione araba (quindi a partire dal secolo Vll), i pellegrini si indirizzarono ad altre mete, del resto già ampiamente visitate anche prima: abbiamo già accennato a Roma, dove ad attrarre i visitatori erano le memorie degli Apostoli Pietro e Paolo, ma anche San Michele sul Gargano, dove già dal VI secolo si ricordava l’apparizione dell’Arcangelo, Santiago da Compostela (frequentato già intorno al 1090) e molti altri.

            A partire dall’Xl e Xll secolo, quando le città si ripopolarono e la vita in Europa – cessate le scorrerie e le invasioni barbariche – era divenuta più tranquilla, furono realizzate numerose strade che attraversavano il continente in lungo e in largo, a volte seguendo il tracciato delle antiche vie romane, a volte discostandosene: alcune di queste vie, solcate di preferenza da pellegrini diretti nei vari luoghi di culto, videro sorgere, lungo il loro percorso, chiese, monasteri e cattedrali (dove i penitenti potevano partecipare alle cerimonie religiose e ricevere l’assistenza spirituale di cui avevano bisogno) ma anche luoghi di accoglienza e ospizi, all’interno dei quali i viandanti potevano ripararsi, essere rifocillati e curati dalle ferite o dalle malattie contratte durante il cammino: l’ospedale di Santa Maria a Siena ha appunto questa origine, come anche l’ospedale di Santo Spirito a Roma, chiamato in Sassia perché frequentato soprattutto dai pellegrini che provenivano dalla Sassonia (Germania). Spesso questi luoghi erano riccamente decorati con affreschi che illustravano le opere di misericordia (“saziare gli affamati”, “curare gli infermi”...) o le vite di santi, allo scopo di spronare alle opere di carità chi si doveva occupare dei pellegrini e di aiutare questi ultimi a pregare e meditare, rafforzando così il desiderio di raggiungere la meta. I dipinti e le sculture avevano anche uno scopo per così dire didattico: servivano cioè ad illustrare ai fedeli episodi della vita di Gesù e della Madonna (i ‘misteri’) e ad insegnare i dogmi di fede: del resto, il grande pontefice Gregorio Magno, già nel VI secolo scriveva in una lettera che “la pittura insegna agli illetterati ciò che la scrittura insegna ai letterati”1. Numerosi pittori e scultori percorrevano quindi le stesse vie dei pellegrini spostandosi di luogo in luogo per prestare la loro opera: è così che fra i vari luoghi si creano legami artistici (somiglianze nelle caratteristiche costruttive e nelle decorazioni scultoree soprattutto) riconoscibili ancora oggi.

            Tutto questo proliferare di luoghi di accoglienza e di cura contribuiva al diffondersi di una mentalità solidaristica, di attenzione ai bisogni dell’altro: il ‘prendersi cura’, il ‘farsi carico’ delle necessità dell’altro (in cui si riconosce un fratello) diventa costume, abitudine, caratterizza una civiltà – quella europea appunto – e trova inequivocabilmente le sue origini nel cristianesimo, sentito come fede e come pratica di vita: è – ripeto – una mentalità solidaristica che andrebbe recuperata in un’epoca come la nostra nella quale predomina l’individualismo più sfrenato.

            Romee erano dette le vie che conducevano a Roma, mentre con il nome di Francigena si indicava la via più frequentemente percorsa dai pellegrini che provenivano dall’Europa continentale. Romei erano anche detti i pellegrini stessi, ma anche Palmieri (quelli che si recavano a Gerusalemme, in memoria delle Palme osannanti a Gesù nel momento dell’ingresso in città) o Giacobei (coloro che si recavano a Santiago, per venerare le reliquie di San Giacomo). Occasione di un pellegrinaggio molto numeroso fu il primo Giubileo, indetto nel 1300 da papa Bonifacio VIII: un grandissimo numero di pellegrini si recarono a Roma per visitare i luoghi dove Pietro e Paolo avevano subito il martirio e per venerare in San Pietro il velo della Veronica con l’impronta del Volto santo, che in quell’occasione fu esposta al culto dei fedeli.  Il giubileo era un evento  di straordinaria importanza: Dante ci ha lasciato nella Divina Commedia una movimentata descrizione del viavai dei pellegrini sul ponte di Castel Sant’Angelo che per l’occasione (il Giubileo del 1300) era stato diviso in due corsie, una verso San Pietro e l’altra in senso contrario, per facilitare il deflusso dei pellegrini. Al Giubileo del 1350 partecipò il grande Petrarca, che poi ricordò l’avvenimento anche in un sonetto che una volta  moltissimi studiavano a memoria (“Mòvesi il vecchierel canuto e bianco...”  );

            Nel Xlll secolo, si diffuse  sempre più il culto mariano, cosicché le cattedrali dedicate alla Madonna divennero anch’esse mete di pellegrinaggi: appunto alla fine di questo secolo fu fondato il santuario di Loreto, sorto sul luogo dove si diceva fosse stata miracolosamente trasportata la casa di Nazareth.  Nei secoli seguenti,  in Europa  le strade dei pellegrinaggi continuarono ad essere molto frequentate; sorsero numerosi altri santuari dedicati alla Madonna e ai santi, anch’essi assiduamente visitati

Mi piace citare, in conclusione, una frase famosa di Goethe: “L’Europa si è fatta camminando e la sua lingua madre è il cristianesimo”. Anche il grande poeta tedesco riconosceva quindi il fondamentale ruolo della religione cristiana (e dei pellegrinaggi in particolare) per la nascita dell’Europa e  per l’unificazione civile e culturale del continente europeo.

 

1 (cit. da mons. Mauro Piacenza, nella Relazione tenuta il 12 febbraio 2007 a Roma in occasione del Convegno Nazionale Teologico Pastorale Cammini d'Europa: Romei, Palmieri e Giacobei). A questa relazione devo molte delle informazioni di cui mi sono servita per questo articolo.

 

 

                                                                                                              a cura di Antonella

 

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Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2021
 
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